
Il trattamento sperimentale sviluppato da Moderna e Merck, associato all’immunoterapia, ha raggiunto gli obiettivi principali in uno studio su oltre 1.100 pazienti. È un passaggio decisivo nello sviluppo delle terapie oncologiche personalizzate basate sull’mRNA.
Una delle notizie più importanti nella ricerca sui vaccini contro il cancro arriva dal melanoma. Moderna e Merck hanno annunciato risultati positivi nello studio clinico di fase 3 del vaccino terapeutico personalizzato a mRNA intismeran autogene, precedentemente conosciuto come mRNA-4157 o V940.
Il risultato è particolarmente significativo perché rappresenta un importante avanzamento per una terapia oncologica personalizzata basata sull’RNA messaggero. La combinazione di intismeran con pembrolizumab, uno dei principali farmaci immunoterapici utilizzati in oncologia, ha migliorato in maniera statisticamente significativa sia la sopravvivenza libera da recidiva sia quella libera da metastasi a distanza rispetto al solo pembrolizumab.
Non è un vaccino preventivo
Il termine “vaccino” può generare qualche equivoco. Non si tratta di un vaccino destinato alle persone sane per impedire l’insorgenza del melanoma, come accade con i tradizionali vaccini contro le malattie infettive. È invece un trattamento terapeutico somministrato a pazienti che hanno già avuto un melanoma e sono stati sottoposti all’asportazione chirurgica del tumore, con l’obiettivo di ridurre il rischio che la malattia ritorni o sviluppi metastasi.
La caratteristica più innovativa è la personalizzazione. Il tumore del singolo paziente viene analizzato geneticamente per individuare le mutazioni che producono particolari proteine anomale, i cosiddetti neoantigeni. Sulla base di queste informazioni viene realizzato un vaccino a mRNA specifico per quella persona, progettato per “mostrare” al sistema immunitario quali caratteristiche riconoscere nelle cellule tumorali e aiutarlo ad attaccarle.
È quindi, di fatto, una sorta di vaccino su misura, diverso da paziente a paziente.
Lo studio su oltre 1.100 pazienti
La sperimentazione di fase 3 ha coinvolto 1.137 pazienti ad alto rischio, sottoposti a intervento chirurgico per il melanoma. Lo studio ha confrontato la combinazione del vaccino personalizzato e pembrolizumab con il solo pembrolizumab.
Le aziende hanno comunicato che entrambi gli obiettivi principali dello studio sono stati raggiunti: la terapia combinata ha ridotto in maniera significativa il rischio di ritorno della malattia e quello di comparsa di metastasi a distanza.
C’è però un elemento importante di cautela. I risultati numerici completi della fase 3 devono ancora essere presentati e analizzati nel dettaglio dalla comunità scientifica. Sarà inoltre necessario attendere dati più maturi per comprendere l’impatto del trattamento sulla sopravvivenza globale dei pazienti.
I risultati precedenti erano già molto promettenti
Il nuovo studio arriva dopo risultati incoraggianti ottenuti nella sperimentazione precedente. I dati a cinque anni della fase 2b avevano indicato per la combinazione intismeran-pembrolizumab una riduzione del 49% del rischio di recidiva o morte rispetto al solo pembrolizumab e una riduzione del 59% del rischio di metastasi a distanza o morte.
La fase 3, condotta su una popolazione molto più ampia, rappresentava quindi il passaggio fondamentale per verificare se i risultati potessero essere confermati su un numero maggiore di pazienti.
Quando potrebbe arrivare ai pazienti
Intismeran non è ancora un farmaco approvato e quindi non è attualmente disponibile come normale terapia contro il melanoma. Il prossimo passaggio sarà la presentazione dei risultati alle autorità regolatorie per avviare il percorso necessario all’eventuale autorizzazione.
La sfida non riguarda soltanto l’efficacia. Essendo un trattamento costruito individualmente sul tumore di ogni paziente, sarà necessario organizzare una complessa catena produttiva: dal sequenziamento genetico del tumore alla progettazione e produzione del vaccino personalizzato, fino alla sua consegna al centro oncologico.
Una possibile nuova era per i vaccini contro il cancro
Il significato della sperimentazione va oltre il melanoma. Il successo della fase 3 rappresenta infatti una prova importante della possibilità di utilizzare la tecnologia mRNA non soltanto contro virus e malattie infettive, ma anche per insegnare al sistema immunitario a riconoscere le caratteristiche specifiche di un tumore.
L’approccio è allo studio anche per altre forme di cancro e il risultato ottenuto nel melanoma potrebbe accelerare lo sviluppo di una nuova generazione di immunoterapie personalizzate.
La prudenza resta necessaria: bisognerà conoscere tutti i dati dello studio, valutare la sicurezza nel lungo periodo e attendere le decisioni delle autorità regolatorie. Ma il risultato segna comunque un passaggio importante: il vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma si avvicina alla possibilità di diventare una nuova arma nella terapia oncologica.



