Oggi è il World Radio Day

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L’Unesco ha da tempo riconosciuto il valore intrinseco della radio come strumento di informazione e veicolo culturale, oltre che un baluardo per la libertà di espressione. Dai suoi umili inizi con i primi segnali via etere di Marconi fino all’era digitale, la radio ha segnato la storia delle comunicazioni umane. In occasione del World Radio Day, celebrato ogni 13 febbraio, l’Unesco sottolinea l’importanza della radio non solo come mezzo di intrattenimento, ma anche come strumento vitale per la diffusione della conoscenza e della libertà di parola, specialmente nelle comunità vulnerabili e nei contesti democraticamente limitati.

La nostra agenzia che quest’anno celebra i suoi 40 anni, da sempre è al servizio delle tantissime emittenti private italiane, fornendo informazione nazionale e internazionale anche alle radio locali, che rappresentano il tessuto delle piccole comunità.

Siamo anche noi felici di festeggiare questa giornata per un mezzo che non invecchia mai, anzi si rinnova con le nuove tecnologie del DAB+, lo streaming, i podcast e la radiovisione.

In Italia, la radio festeggia un secolo di vita. Questa ricorrenza offre un’opportunità unica per immergersi nella storia affascinante della radiofonia italiana. Da nord a sud, numerosi sono gli appassionati, gli audiofili e i collezionisti che, insieme alle istituzioni, hanno contribuito a creare musei dedicati alla radiofonia. Questi musei sono veri e propri scrigni di tesori, offrendo un viaggio attraverso l’evoluzione della radio, permettendo di ascoltare le voci e la musica che hanno accompagnato un secolo di storia nazionale.

Il 13 febbraio 2024 segna un traguardo significativo per la radio italiana. È un momento di transizione tra il secolo passato e quello futuro, con la proliferazione dei podcast e dello streaming che ci riportano alle sfide affrontate dai pionieri della radio alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX. La prima trasmissione radiofonica italiana risale al 6 ottobre 1924, seguita dall’annuncio inaugurale dell’Unione Radiofonica Italiana (URI), pronunciato da Ines Viviani Donarelli, che anticipava un programma di musica, seguito da notizie meteorologiche e di borsa.

Oltre a commemorare queste pietre miliari, è possibile vivere un’esperienza immersiva nei musei della radiofonia italiana. Uno dei più noti è il Museo della Radio e della Televisione Rai di Torino, il cui nuovo allestimento, inaugurato nel 2020, rende la visita estremamente coinvolgente e interattiva. Diviso in tre sezioni tematiche, il museo offre una panoramica completa sulla storia della comunicazione, dall’era dei telegrafi e dei telefoni fino alla televisione e al digitale.

Al di là dei confini torinesi, altre città italiane ospitano musei dedicati alla radio e alla comunicazione. A Verona, presso l’Itis Galileo Ferraris, si trova il Museo della Radio Guglielmo Marconi, che offre un’approfondita esplorazione della figura del padre della radiofonia. Qui sono conservati oltre 1000 pezzi d’epoca, tra cui l’antenna direzionale utilizzata per trasmettere il primo “segnale wifi” dalla nave Elettra. A Bologna, il Museo della Comunicazione e del Multimediale G. Pellagalli offre un viaggio attraverso la storia dei mezzi di comunicazione, dalla radio alla televisione, passando per il cinema e la telefonia.

Un’aggiunta poetica al panorama dei musei della radio è il futuro Museo dei Fari e delle Torri Costiere della Puglia e della Radio, che sarà ospitato nel faro di San Cataldo, a Bari. Ispirato al primo collegamento radiotelegrafico via etere realizzato da Marconi proprio da questo faro nel 1904, il museo offrirà una visione unica della storia della comunicazione marittima e radiofonica.