Commemorato il centenario della nascita del defunto leader cinese Jiang Zemin

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Nella mattinata del 17 agosto si è tenuta a Beijing la riunione commemorativa per il centenario della nascita del defunto leader cinese Jiang Zemin. Il segretario generale del Comitato Centrale del PCC, capo dello Stato e presidente della Commissione militare centrale, Xi Jinping, ha presenziato all’evento affermando che quella di Jiang è stata una vita gloriosa e di lotta, egli ha guidato e promosso straordinari progressi nella costruzione della civiltà materiale, politica e spirituale del socialismo e nell’edificazione del Partito, contribuendo in modo indelebile alla difesa della grande causa del socialismo con caratteristiche cinesi. “Oggi possiamo affermare con immenso orgoglio che, grazie a sforzi prolungati nel tempo, la causa del Partito e dello Stato è fiorente, le condizioni di vita del popolo migliorano costantemente, le prospettive per la grande rinascita della nazione cinese sono luminose e il sogno per cui generazioni hanno lottato con incrollabile dedizione sta gradualmente diventando realtà”, ha dichiarato Xi.

Nel pomeriggio del 14 agosto, ora locale, si è tenuta a Baku la prima proiezione e l’evento di presentazione della prima versione in lingua azera di “Il Guardiano del Patrimonio”, realizzato da CMG. Il documentario, che racconta storie dell’impegno del presidente cinese volto alla trasmissione e allo sviluppo della cultura, è stato trasmesso dal canale culturale della Televisione Nazionale dell’Azerbaigian e dall’emittente ARB24. 

In occasione dell’81° anniversario della resa incondizionata del Giappone, il 15 agosto, il Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi ha versato un contributo rituale al santuario Yasukuni, dove sono custoditi 14 criminali di guerra di classe A. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha sottolineato che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il Giappone ha intrapreso guerre d’aggressione all’estero, commettendo crimini contro l’umanità. Le azioni di Takaichi costituiscono un oltraggio alla giustizia storica, una sfida ai limiti della civiltà e una provocazione all’ordine internazionale del dopoguerra; la Cina esorta Tokyo a rompere nettamente con il militarismo e a guadagnare, con azioni concrete, la fiducia dei Paesi asiatici e della comunità internazionale.